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STABILIMENTO TIPOGRAFICO DI G. NOBILE

Vicoletto Salata a' Ventaglieri n. 14.

1857

OCT 1 4 1927

DELLE ANTINOMIE LEGALI

OSSERVAZIONI DI DRITTO CIVILE INTORNO ALL'ART. 131 DELLa legge ORGANICA DEll'ordine GIUDIZIARIO.

I.

Il tribunale di cassazione, oggi fra noi, con pressochè il solo nome mutato, suprema Corte di giustizia, è una delle più celebri istituzioni moderne. Questo supremo consesso dell'ordine giudiziario, secondo il comune consentimento degli storici e de' pratici, à per primo suo scopo di dare de' giudici, non più alle parti venute in contesa sul merito di una lite, ma bene al cittadino ed allo Stato contro la pronunzia del magistrato di merito, allorchè questo, non per probabile spirito di parte, abbia altrimenti violata o male applicata la legge (1). Oltre a questo primo ufizio di moderatore de' giudici, gl' interpreti ed i pratici si accordano a riconoscere un altro più alto scopo come proprio di questo tribunale supremo: gli è ch' ei viene a mano a mano componendo una serie di massime legali, un tesoro di giurisprudenza, per modo che i codici delle leggi si dovessero andar sempre più riccamente coronando di una viva e crescente interpretazione dottrinale ed usuale insieme. Questa larga luce di sapienza pratica, diffusa intorno al testo della legge, dovrebbe essere scorta sicura a'difensori ed a' giudici, perchè non deviassero dalla giusta estimazione delle disposizioni legislative nelle quistioni forensi non agevoli a risolvere.

Il primo degli ufizi dinanzi discorsi non cade punto in dubbio, nè l'articolo 112, l. o., che lo stabilisce, à però mestieri

(4) Art. 142. 1. o.

di diffusi comenti. E di vero in una civiltà sì svariata e multiforme, fra traffichi e rapporti giuridici ogni di crescenti per elementi novelli ed innanzi sconosciuti, la pratica forense è diventata una vasta disciplina speciale, che ormai non pure richiede il lungo studio della casistica del buon senso romano, ma quello altresì della scienza de' principi del dritto. La pratica oggi non si può più scompagnare dalla scienza: e la scienza non altrimenti procede innanzi che la mercè dell'errore, il quale in prima debbe porsi e poscia essere riconosciuto e scartato. Che i giudici adunque, fuorviati da condizioni e circostanze di fatto novelle, possano fallire all'applicazione del giusto legale, è una verità altamente proclamata dalle legislazioni odierne tutte, le quali però provveggono con ogni diligenza a' rimedi ordinari e straordinari, intesi a raddrizzare le pronunzie de' magistrati. Ma se da un canto l'errore è la condizione necessaria di ogni progresso in genere e di quello in ispezie di qualunque scientifica disciplina; è, per contrario, dalle nozioni ormai certe della scienza, già dinotato il carattere essenziale dell'errore.

L'errore è per sua essenza accidentale: non si tosto si è posto ed è stato riconosciuto, ei non à più verso di perdurare, e va tosto sbandeggiato. In effetti la nostra legge organica, che nell'art. 112 proclama la inevitabile comparsa dell'errore, nell'art. 130 ne afferma implicitamente e riconosce la natura accidentale ed il necessario svanire, non si tosto si è posto ed è stato riconosciuto. Il vero che dettava questa determinazione legislativa, e la morale certezza che i giudici di merito debbano rivenire dall' errore in cui potettero dare, non si tosto la corte suprema il mostri e dichiari; oltre alla ordinata divulgazione degli arresti di annullamento, à fatto invalere la pratica di allegare la giurisprudenza Suprema innanzi a' giudici di merito. Quantunque la preminenza gerarchica del tribunale supremo non induca assolutamente prevalenza di opinione; quantunque il principio dell' autorità sia stato affatto sbandito dalle nostre leggi (1); pure bene spesso si dà nella nostra pratica una

(4) Art. 197. 1. 0.

estensione soverchia al secondo degli ufizi propri della suprema corte; voglio dire a quello di unificare al possibile la mente de' giudici locali sul senso e sull'applicazione delle legislative disposizioni. Dal complesso di questo scritto dovrebbe risultare la indicazione de' confini entro cui è giusto ed oltre cui sarebbe falso l'imperio della giurisprudenza suprema. Ma ora, per non precorrere ciò che mi rimane a dire, basterà notare che questo secondo ufizio, il quale si compie mercè la divulgazione della giurisprudenza suprema, non è altro se non un corollario del primo ufizio di questo massimo magistrato; cioè di quello di censurare i trascorsi già perpetrati. Ed in effetti correggere gli errori commessi da' giudici di merito nella estimazione ed applicazione della legge, pubblicare l'errore e la correzione affinchè altri non torni ad inciampar nell'uno ed a meritar per conseguenza l'altra; non è altro che l'ufizio unico di moderatore, operante per doppia guisa ; repressivamente e preventivamente.

Questo scritto intende a mostrare che oltre all'ufizio di moderare il giudice di merito alla legge scritta, la corte suprema ed i giudici di merito insieme anno uno scopo più alto ed ultimo, con cui l'ordine giudiziario apre l'ingresso al potere legislativo. Questa opinione io mi adoprerò di venire svolgendo. Ma qui si vuol per anticipo affermare, che la origine, a mio credere, del soverchio imperio dato alla giurisprudenza suprema, sia nella poca osservanza di quest'ultimo ufizio, cui è chiamata la suprema corte. Consento che questa poca osservanza sia un fatto che parimente vorrebbe essere spiegato; ma per non accavallare quistioni, per ora mi contenterò di notar solamente su quali argomenti si fondi la opinione di coloro i quali, estendendo il dominio della giurisprudenza suprema, pongono in poca osservanza il più alto ufizio dell'ordine giudiziario.

Coloro (e formano la maggioranza de' nostri forensi) i qual si attengono sic ed illimitatamente alla giurisprudenza suprema, debbono considerare l'art. 1971.o.sia come un vano atto di rispetto verso il potere legislativo, sia come un provvedimento inteso a regolar solamente la forma esterna delle pro

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