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Pel servizio semestrale dei luoghi il governo assegnava all'ente amministratore una parte determinata dei proventi dello Stato che si riscuotevano in modo privilegiato.

Ogni costituzione di nuova rendita, in corrispondenza al capitale mutuando, era dichiarata colla designazione sempre figurata di nuova erezione di monte, per cui il Debito pubblico dello Stato rappresentato coi monti, si componea, d'ordinario, di tanti monti quante erano state le erezioni e le rendite costituite in corrispondenza ai relativi capitali.

Queste rendite godevano, di regola, del privilegio dell'immunità, dell'insequestrabilità e di altre prerogative. Il pagamento semestrale delle medesime non dovea mai essere ritardato per qualunque causa o necessità dello Stato. E questi privilegi e vantaggi si assicuravano nei decreti di erezione.

I luoghi di monte erano poi fissi o vacabili. I luoghi fissi rappresentavano la rendita perpetua. I luoghi vacabili le rendite che si costituivano a vita.

I luoghi fissi d'un determinato monte si estinguevano dal governo o mediante rimborso del capitale, o mediante conversione dei medesimi in luoghi d'altro monte a minor saggio d'interesse.

Gli ultimi monti, che erano ancora in vita nel regno sardo sullo scorcio del secolo xviii, erano, il monte di San Giovanni Battista, creato con regio editto del 22 aprile 1681, e il monte del Beato Angelo, creato col regio editto del 24 dicembre 1745.

Nel 1798 fu ancora creato un monte con regie patenti del 13 ottobre per il rinvestimento del prezzo ricavando dall'alienazione dei beni delle commende di Malta, del clero, delle comunità religiose, delle abazie e delle commende dei santi Maurizio e Lazzaro.

3%

Quando fu istituito il monte di San Giovanni Battista, furono in esso, per modo di conversione, trascritti i luoghi di altri monti più antichi, quale il monte della Santissima Annunziata e il monte di fede.

Ebbero anche, in via eccezionale, a costituirsi dei monti sul provento ossia fitto d'uno stabile, d'una tenuta, ripartito in luoghi, ossia in azioni alienabili.

Indipendentemente dall'erezione dei monti, nel 1745, con regio editto del 26 settembre, si autorizzd una prima emissione di biglietti di credito verso le finanze coll'aggio del

all'anno, e nel settembre 1749 ne fu autorizzata una seconda coll'aggio del 2%.

Con regio editto del 22 aprile 1794 fu poi eretto un banco sotto la intitolazione di San Secondo per ritirare i biglietti di credito che si erano emessi dalle finanze e cainbiarli con cartelle del capitale di L. 500 0 1000, ciascuna fruttanti l'interesse del 4 '%p. %.

L'amministrazione del banco era affidata alla città di Torino e governata da una particolare congregazione, separata e indipendente dal monte di San Giovanni Battista, che era pure affidato al municipio di Torino. Il municipio di Cuneo amministrava il monte del Beato Angelo.

I biglietti di credito, oltre l'aggio del 2 e del 4 %, erano stati emessi fruttiferi a diversi saggi, secondo l'epoca d'emissione e il valore capitale dei medesimi. Essi avevano dovuto cominciare da un minimo di lire 25 ed essere ricevuti come denaro sonante.

Oltre all'erezione dei monti e ai biglietti di credito, il governo sardo addiveniva talvolta, come nelle provincie meridionali, all’alienazione pura e semplice di redditi demaniali, quali il tributo diretto sotto nome di tasso o i trihati indiretti della gabella. Il capitale da pagarsi in cor

rispettivo del prezzo d'alienazione si ragguagliava colla rendita in base al saggio convenuto. L'acquisitore avera non di rado la facoltà d'avere l'assegnazione della rendita sulla città, comune, corpo o terra che avesse prescelto; da siffatte alienazioni derivarono le annualità sul regio tasso, alle quali erano assicurati privilegi e prerogative diverse. Esse erano trasferibili, come le altre rendite sullo Stato.

La designazione di regio tasso, data al tributo diretto nelle provincie sarde, si rileva da un ordine del duca Emanuele Filiberto di Savoia del 28 dicembre 1561.

Molte alienazioni del regio tasso furono fatte sotto la designazione di infeudazioni.

Nello Stato pontificio si adotto da secoli il sistema de monti coi rispettivi luoghi e si moltiplicarono in guisa che ai tempi di Sisto V se ne contarono undici, per cui ne risultava che pressochè tutte le rendite dello Stato e della Chiesa erano vendute od ipotecate. Fra questi monti vi erano il monte Farina, il monte Sisto e Archini, il monte Pace e il monte Novennale. Alcuni di questi monti si estinsero nel 1583, altri nel 1588 e 1589. Le erezioni di questi monti furono fatte con forme diverse.

Nell'anno 1670 il capitale dei monti era di 52 milioni di scudi. Sotto il pontificato di Innocenzo X e di Innocenzo XI se ne ridussero i frutti dal 5 al 4 ! e quindi dal 4 al 3%.

Oltre alla erezione dei monti si ebbe pure, onde far fronte alle esigenze della finanza, a far ricorso alla emissione di cartelle monetate.

Nel 1801 il Debito pubblico, tra luoghi di monte e altre passività accollate dai Municipii, era di 74 milioni di scudi.

Nella Toscana vi era il monte comune che era il pernio sul quale si aggiravano tutte le operazioni della finanza

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dello Stato, e il ministro Baldasseroni ne dava un sunto storico nella sua relazione del 30 ottobre 1852 colla quale egli proponeva la nuova istituzione d'un Debito pubblico per le provincie del granducato.

Anche i ducati di Parma e di Modena avevano avuto i loro monti per costituzione di rendite in amministrazione municipale.

Il banco di San Giorgio nella repubblica di Genova, che aveva surrogato le così dette compere di San Giorgio, avera un ordinamento tutto speciale, tutto eccezionale, ma aveva pure i suoi luoghi che si costituivano con un sistema pressochè identico a quello dei monti e dei banchi nelle provincie sarde del continente. Per sopperire alle esigenze ordinarie e straordinarie della pubblica amministrazione, o si alienava una parte della pubblica rendita, o si aprivano prestiti per contributo o per sottoscrizione. La rendita alienata si iscriveva in apposito registro detto cartulario, e si frazionava, come per i monti, in azioni che si designavano collo stesso nome di luoghi.

La Lombardia da più secoli addietro ebbe pure i suoi monti e banchi di San Carlo, di San Francesco e di Sant'Ambrogio; i due primi in amministrazione dei privati, il terzo dipendente dalla congregazione di Milano.

Oberati i due primi monti, i debiti dei medesimi furono assunti dal banco di Sant'Ambrogio che fu organizzato con decreto del 14 settembre 1593 del contestabile imperiale e governatore di Milano, Juan de Velasco, per sua maestà Carlo V, e posto sotto la tutela imperiale.

Dopo le guerre che turbarono il regno dell'imperatrice Maria Teresa, onde provvedere al pagamento dei creditori della regia camera ducale, con decreto del 29 giugno 1753 si ordinò l'erezione d'un monte camerale sotto l'iminediata amministrazione e direzione dello Stato, perchè avesse a compenetrare in sè i debiti delle provincie austriache in Italia, dandosi alle cartelle del monte i più estesi privilegi.

Ecosi i debiti del monte di Sant'Ambrogio, che aveva raccolti quelli dei monti di San Carlo e di San Francesco, furono trasportati ed iscritti a carico del nuovo monte che assunse il nome di Santa Teresa da quello dell'imperatrice che lo aveva fondato.

A carico del monte di Santa Teresa furono in seguito mandati iscriversi diversi prestiti ordinati dalla Camera aulica di Vienna, per una somma, in complesso, di 9,000,000 di fiorini.

Nella Venezia si trova fatta menzione nelle sue leggi del secolo xiu d'un monte nuovo e d'un monte nuovissimo i quali, a guarentigia dei loro creditori, possedevano terre e feudi.

Successivamente, come portava l'indole mercantile di quella repubblica, furono aperti diversi banchi di deposito, ove si ricevevano capitali e si emettevano obbligazioni girabili come denaro. Ma i -ripetuti fallimenti di quei banchi indussero la repubblica veneta ad aprire nel 1584 un banco pubblico, ove deposito la somma di 100,000 ducati, pari a milanesi L. 800,000, la quale aveva a costituire il fondo di deposito, e le somme sovrabbondanti venivano assunte dalla repubblica per servizio dello Stato.

Cresciuti però col tempo i debiti della repubblica pei capitali da essa ricevuti dal banco giro, essa ordinò la coniazione nella zecca di apposita moneta a valore alterato con cui soddisfece i suoi debiti verso il banco.

Non bastando però una tal misura si aprirono, presso la zecca a favore dei depositanti del banco giro, delle partite speciali di credito per le quali furono emesse delle cedole col nome di quaderni di zecca.

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