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AVVERTENZA

Nel 1876 ho stampato alcuni cenni storici su tre importanti amministrazioni dello Stato, quali il Debito pubblico, la Cassa ecclesiastica e la Cassa dei depositi e dei prestiti.

In volume a parte ho stampato altri cenni storici sulla Cassa delle rendite vitalizie per la vecchiaia per la quale il conte di Cavour ebbe ad inviarmi a Parigi per studiarne l'ordinamento presso la Cassa francese « des dépots et des consignations , sotto gli auspicii del suo amico Maria Luigi Esquirou De Parieu, vice-presidente del Consiglio di Stato e presidente della Commissione di vigilanza della Cassa delle rendite vitalizie. Il conte di Cavour volea anch'esso trapiantare in Italia tale filantropica istituzione.

E disposizioni legislative, regolamentari e tecniche si erano già prediposte, ma la guerra di indipendenza del 1859, e i successivi politici avvenimenti non lasciarono campo ad occuparsi dell'ordinamento dell'importante e benefica istituzione.

Quei cenni storici, compresi in quattro volumi, furono offerti al Parlamento Nazionale, e ne feci quindi omaggio con

apposito indirizzo a stampa, in data del settembre di quell'anno 1876, alla Maestà del Re Vittorio Emanuele, che si degnò farne dimostrare il suo gradimento dal conte Aghemo, capo del suo gabinetto particolare, con lettera del 6 ottobre dello stesso anno, facendovi aggiungere, in contrassegno di tale Alto suo gradimento, il dono d'un gioiello fregiato colle sue Auguste iniziali.

Lo scopo della pubblicazione di que' cenni storici essendo però diretto, essenzialmente, a giustificare l'amministrazione decennale delle tre grandi istituzioni governative del Debito pubblico, della Cassa dei depositi e prestiti e quella parziale della Cassa ecclesiastica, nel 1878, deputato al Parlamento e membro relatore della Commissione di vigilanza sull'amministrazione del Debito pubblico per la gestione dell'anno 1877, raccolsi in un'appendice di 500 pagine la parte esclusivamente storica dei cenni stampati nel 1876, aggiungendovi non poche note storiche e prospetti statistici, compilati dalla Direzione generale del Debito pubblico per gli esercizi dal 1861 a tutto il 1877.

La relazione per l'anno 1877 colla suddetta appendice fu presentata alla Camera dal ministro delle finanze, Agostino Magliani, in tornata del 16 gennaio 1879.

Senonchè la relazione, colla pedissequa appendice, essendo stampata nel formato degli atti parlamentari, e così meno atta ad esser posta a servizio del pubblico, pensai di profittare degli ozi della mia missione orientale, dalla quale mi son ritirato dopo un periodo decennale, e riveduti i cenni storici del 1876 e l'appendice parlamentare del 1878, farne una terza ed ultima edizione colla semplice e modesta intitolazione di Reminiscenze storiche.

Il primo volume, distinto in due parti, fu già pubblicato sin dall'anno scorso. La prima parte del secondo esce alla luce con non poco ritardo per causa delle febbri che m’incolsero con non poca veemenza a Costantinopoli, lasciadomene un lungo strascico.

Durante la mia permanenza orientale, qualche altra pubblicazione si è fatta in materia di Debito pubblico vecchio e nuovo dell'Italia, e in ispecie l'importante monografia edita do Emanuele Greppi sulle risultanze dei dati storici predisposti dall'uffiziale degli archivi di Stato lombardi, A. Vietti, di cui credetti potermi valere a miglior chiarimento e complemento di qualcuna delle mie reminiscenze, come mi valsi di qualche dato statistico contenuto nella storia del Debito pubblico in Francia edita da A. Vührer, antico funzionario di quel ministero delle finanze.

Queste mie reminiscenze, che, assieme alle altre pubblicazioni sulla stessa materia, serviranno di parziale elemento per chi imprenderà a scrivere, come il Vührer in Francia, la storia finanziaria della risorta Italia, dimostreranno.come nel suo risorgimento la generazione che ne ebbe la missione nella parte più modesta, ma non meno importante, all’infuori della politica e della guerra, non abbia pur essa sempre trovato, nell'arduo suo cammino, la strada sparsa di gigli e rose e i sacrifizi non abbiano pur mancato.

E qui mi fo dovere ancora d'avvertire che nel proemio al primo volume si era ripartita l'opera in cinque volumi.

Il primo dovea ricordare le diverse missioni sostenute a Parigi e a Roma; nel volume secondo s'avea a ricordare le fasi del Debito pubblico, nell'Italia, vecchio e nuovo. Il terzo dovea essere la riproduzione dei cenni storici contenuti nel secondo volume stampato nel 1876. Il quarto avea a far cenno di qualche episodio parlamentare e col quinto s'avea a chiudere la serie delle reminiscenze coll'ultima missione sostenuta in Oriente.

Ora, siccome non si scrive la storia, ma si tratta di semplici reminiscenze storiche, più o meno personali, ho distinto in due parti il primo volume in cui si son ricordate le missioni di Parigi e Roma, il secondo volume che viene pure distinto in due parti, comprende in ordine cronologico quanto dovea far argomento dei volumi secondo, terzo e quarto. Il terzo volume che ricorderà la missione orientale, chiuderà sempre la serie delle storiche reminiscenze.

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Il Debito pubblico, sullo scorcio del secolo XVIII, era ancora rappresentato nei vecchi Stati d'Italia, ad eccezione delle provincie meridionali al di qua del Faro, dai così detti monti, istituzione ideale, presso a poco come quella del gran libro, ma più concreta per la speciale intitolazione che vi si dava. Quindi i monti erano registri speciali di iscrizione.

Ora quando ad un governo occorreva d'avere a fare un imprestito, per una ragione qualunque, ne determinava il capitale, e fissava la ragion d'interesse la cui somma complessiva si costituiva in rendita, e quindi si frazionava, secondo i casi, per essere rappresentata in commercio da corrispondenti titoli. Le frazioni della rendita costituita erano dette luoghi, continuandosi nel senso figurato. Quindi luoghi di monti le frazioni della rendita e montisti i titolari iscritti.

L'amministrazione delle rendite iscritte sui monti, di regola, era affidata al Municipio o ad una congregazione municipale.

MANCARDI

V. II. P. 18

1.

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